“Anarchia Emotiva” nasce da una mancanza che Mebi ha impiegato anni a guardare in faccia. Il nuovo singolo, disponibile dal 31 agosto 2026, è dedicato al nonno scomparso sei anni prima e usa il linguaggio del rap per trasformare il lutto in una conversazione che la realtà non può più rendere possibile.

Una registrazione diventa presenza

Il passaggio più intenso del progetto è l’inserimento della voce originale del nonno, recuperata da un video registrato durante la malattia. Non funziona come un semplice ricordo sonoro: entra nella struttura del pezzo e restituisce per pochi istanti una presenza concreta. La musica, che aveva unito i due, diventa così il luogo in cui la relazione può continuare.

Le radici di una storia privata

Il nonno di Mebi aveva scritto una canzone per la moglie e aveva continuato a custodirne le parole dopo la sua scomparsa. Quel racconto familiare attraversa “Anarchia Emotiva” senza essere esposto come un cimelio. Mebi lo rielabora con pudore, tenendo insieme l’eredità partenopea, il ricordo e la necessità di parlare con una voce pienamente contemporanea.

Perché proprio il rap

La cantautrice si muove fra linguaggi differenti, ma questa volta sceglie hip hop e rap perché le permettono di non aggirare le parole. Il flusso è diretto, la scrittura non addolcisce la perdita e l’emozione rimane in primo piano. È proprio questa franchezza a rendere personale il brano senza chiuderlo nella sola esperienza dell’artista: chiunque abbia cercato un modo per continuare a parlare con una persona assente può trovare una porta d’ingresso.